giovedì 15 marzo 2018

La morte di Ján Kuciak, esecuzione della 'Ndrangheta? SU COSA STAVA INDAGANDO

28.02.2018 (trad. libera da OCCRP on line)
[OCCRP, CCIJ, IRPI, and Ján Kuciak (Aktuality.sk)]


La modella, la mafia e gli assassini
Quando sono stati trovati i corpi del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata Marina Kusnirova, entrambi di 27 anni, domenica scorsa 25.02.2018 - ognuno ucciso da un solo colpo nella loro abitazione acquistata di recente - i giornalisti slovacchi sono rimasti scioccati. I maggiori politici della Slovacchia erano stati ultimamente oggetto di critiche per essersi apertamente espressi con ostilità verso i giornalisti indipendenti, ma nessun reporter era mai stato ucciso in passato nel Paese a causa del proprio lavoro.
La polizia sostiene che la coppia sia stata uccisa da uno o più sicari professionisti e che la morte dei due è probabilmente legata ai reportage di Kuciak. I media slovacchi hanno speculato freneticamente su un presunto mandante locale, un imprenditore che lo aveva minacciato, o anche su funzionari governativi corrotti.
Infatti, Kuciak aveva lavorato con l'OCCRP (progetto giornalistico sulla criminalità organizzata e sulla corruzione), con il centro Ceco per il giornalismo investigativo (CCIJ) e con il Progetto italiano di giornalismo investigativo (IRPI), su una vicenda che poteva ben prestarsi a sviluppi molto pericolosi: una ricerca che si immergeva nell'infiltrazione in Slovacchia da parte della 'Ndrangheta, l'organizzazione mafiosa calabrese che è diventata uno dei gruppi criminali più potenti e temibili.
"La 'Ndrangheta ha assunto una posizione preminente nel mercato della cocaina in Europa, ed è coinvolta in molti altri settori criminali, tra cui il traffico di armi, la frode, l'alterazione degli appalti pubblici, la corruzione, il taglieggiamento, l'intimidazione ed i crimini ambientali", secondo un rapporto Europol del giugno 2013 sulla minaccia delle organizzazioni mafiose italiane.


Atlante delle attività internazionali della 'Ndrangheta (relazione semestrale DIA, II sem. 2015)

Poiché Kujak ed i suoi colleghi non hanno terminato il loro lavoro, OCCRP e la sua versione Aktuality.sk non l'hanno ancora pubblicato. Prima di esser ucciso, egli continuava ad accumulare dossier su uomini considerati estremamente pericolosi dagli investigatori italiani.
Ma dopo l'omicidio il soggetto delle sue investigazioni è divenuto di dominio comune. OCCRP e Aktuality.sk sono ora in grado di pubblicare il report incompiuto di Kuciak per renderne la diretta testimonianza e per attenuare ogni rischio eventuale per i giornalisti che vi hanno collaborato.
Kuciak ed i suoi colleghi hanno iniziato la loro indagine dall'assunzione di Maria Troskova, allora ventisettenne, da parte del Primo Ministro Robert Fico, come sua assistente. Fico ingaggiò l'ex concorrente a Miss Universo e modella (soprannominata dai media slovacchi "la sexy assistente"), nonostante la sua relativamente scarsa esperienza politica. L'ufficio-stampa di Fico si era rifiutato di descriverne l'incarico, di chiarire la sua posizione nella compagine di governo o di dichiarare se ella fosse dotata di Nulla Osta di Sicurezza1.
Ma nel periodo in cui approfondiva questa storia, il team di giornalisti ne scoperchiò una ben più grande. Come emerso infatti, la Troskova era in affari con Antonino Vadalà, un italiano di 42 anni residente ora in Slovacchia e proprietario di un network di imprese agricole nell'est del Paese.
Intorno ai 25 anni, Troskova si associò, come co-fondatore e co-proprietario di un'impresa chiamata GIA Management, il cui oggetto sociale registrato abbraccia un ampio spettro di attività, comprese attività immobiliari, costruzioni, packaging e fotografia. Ella abbandonò questa società dopo meno di un anno.



 
Maria Troskova Credit: Aktuality.sk                             Viliam Jasan (ex capo della sicurezza nazionale) e Maria Troskova (entrambi dimissionari dopo la morte di Jan Kuciak [credit: newsnow.tasr.sk]


Assistente di un uomo di potere
La Troskova fece il suo debutto nel mondo degli affari come assistente di Pavol Rusko, un ex politico e già co-proprietario dell'emittente televisiva TV Markiza. Rusko di recente ha passato dei guai quando è stato arrestato con l'accusa di aver pagato un killer per uccidere un suo socio alla fine degli anni '90.
La Troskova lavorava in GIA Management quando incontrò Viliam Jasan, già parlamentare slovacco con il partito di maggioranza Smer-SD, che al momento esprime i responsabili dei dicasteri di Gestione-crisi e del Dipartimento di Sicurezza dello Stato. Jasan assunse la Troskova come propria segretaria particolare.
Fu quello il periodo in cui entrò in contatto - e fu ingaggiata - dal leader del partito e Primo Ministro Robert Fico.
Ma Vadalà emerse essere molto di più di un imprenditore immigrato in Slovacchia.
 


Robert Fico, premier slovacco, con Pavol Rusko (ex politico, imprenditore TV - a sx)


Mamma Calabria
Nel marzo 2017, l'ufficio del Procuratore Antimafia nella regione Calabria, con il supporto della sezione anti-droga della Guardia di Finanza di Catanzaro, eseguì una serie di arresti a seguito di prolungate indagini.
Nome in codice "Gerry" (preso da uno dei nickname degli spacciatori intercettati), l'operazione di polizia riguardava i traffici di cocaina dall'America Latina all'Italia da parte di un cartello formato da cinque famiglie (in gergo, 'ndrine) della 'Ndrangheta calabrese.
Nelle indagini, ancora in corso, Antonino Vadalà era indicato come nuovo potenziale grossista di cocaina per il cartello, in sostituzione di un altro catturato in una retata anti-droga.

Ma i suoi legami con il gruppo criminale, scoprirono i giornalisti, andavano molto al di là.
Essi avevano inizio in un luogo suggestivo dell'estremo sud d'Italia, il paese natale di Antonino Vadalà: Bova Marina. Là aveva trascorso i primi anni della sua vita, prima della recente emigrazione in Slovacchia insieme ad altri membri della sua famiglia.



   Bova Marina. Credit: Wikimedia commons                                                                                                        Antonino Vadalà, Credit: Facebook

Quel paesino, però, non è solo noto per la bellezza dei luoghi. E' per il nome del clan Vadalà, rinomata famiglia della 'Ndrangheta che, secondo i documenti agli atti degli investigatori, si è reso responsabile di almeno 25 uccisioni, mentre controlla i traffici di cocaina e si avvale di collegamenti diretti al cartello della droga colombiana.
Il clan è comandato da un boss di nome Domenico Vadalà, con cui non risulta che Antonino Vadalà abbia alcun legame di parentela stretta.
Ma fu là, sedici anni fa, che la polizia italiana ne tracciò il collegamento alla 'Ndrangheta, avendo egli aiutato a nascondere un fuggitivo di un altro clan, quello dei Libri-Zindato, che era ricercato dagli inquirenti. (Benché spesso considerato come singola organizzazione criminale, la 'Ndrangheta è in effetti una rete di clan distribuiti nella regione Calabria - come sopra indicato, chiamate 'ndrine).
Nel 2001, le intercettazioni di polizia tra Antonino Vadalà ed un boss dei Libri-Zindato di nome Francesco Zindato registrarono una discussione tra i due sulla organizzazione logistica necessaria a nascondere un trafficante di droga in fuga - più tardi rivelatosi essere anche un killer - nella casa di Vadalà a Bova Marina.
Fu emesso un mandato di cattura per Vadalà, con altri dodici individui per reati che spaziavano da traffico di droga, a rapina, estorsione e detenzione illegale di armi da fuoco.
Alcuni di essi furono poi arrestati, imprigionati per tali reati e condannati a periodi di carcere. Ma, essendosi già trasferito in Slovacchia, Vadalà sfuggì all'arresto, e in seguito le accuse contro di lui decaddero.

Un assassinio famoso
Il fuggitivo che Vadalà aiutò a nascondersi si chiamava Domenico "Mico" Ventura. Era ricercato nell'ambito di una parte di indagini di 'Ndrangheta quando si rese latitante e andò a nascondersi a Bova Marina.
Ventura raggiunse la notorietà anni più tardi per mezzo di un video consegnato ai Carabinieri nel 2012. Esso lo mostrava nell'atto di sparare a sangue freddo ad un altro membro del clan in una casa rurale. L'arma utilizzata - un tipo di fucile a canne mozze altrimenti detto "lupara" - è solitamente associata ai delitti di mafia. Venne quindi condannato al carcere a vita.
In altre intercettazioni di polizia comprese nella stessa indagine, Vadalà venne registrato mentre Zindato gli chiedeva di andare a Roma con due degli uomini più fidati del boss per "punire" (fisicamente) un uomo sconosciuto che aveva "danneggiato il clan".
"E' chiaro che quelli che parteciparono alla spedizione punitiva su ordine del boss erano totalmente affiliati agli interessi ed alle attività del clan", scrisse il giudice. Le registrazioni non sono in grado di dimostrare la sua effettiva partecipazione alla spedizione.
I giornalisti stavano ancora raccogliendo ulteriori informazioni su Vadalà - come pure sul ruolo della Troskova, eventualmente, come collegamento tra lui e l'ufficio del premier slovacco - quando Jan Kuciak è stato assassinato.
L'avvocato di Vadalà, contattato dai giornalisti lo scorso novembre 2017, non ha rilasciato dichiarazioni su quanto sopra esposto.

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[Tradotto da CCRP.aut.rich.]
1[Nota del Traduttore]: security clearance o Nulla Osta di Sicurezza in Italiano, si riferisce al conseguimento di un'autorizzazione ufficiale all'accesso e all'uso di informazioni governative riservate (in Italia, rilasciato dal Ministero degli Interni e, in casi particolari, dal Ministero della Difesa, a soggetti che per il proprio particolare incarico o lavoro devono accedere a siti o informazioni riservate)

martedì 18 aprile 2017

I LIMITI ATTUALI DELL'INTEGRAZIONE EUROPEA,
PROBLEMI APERTI E RICERCA DI SOLUZIONI



Il 25 marzo 2017 si sono svolte a Roma le ricorrenze ufficiali dei 60 anni dal "Trattato di Roma", atto fondativo storico della Comunità Economica Europea del 25/03/1957, alla base delle attuali istituzioni comunitarie, insieme alla fondazione della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (o Trattato di Parigi, entrato in vigore il 23/07/1952 e giunto a conclusione il 23/07/2002).



a] SINTESI STORICA
Il percorso che condusse ai Trattati di Roma, in cui sei Paesi europei addivennero alla firma di storici "accordi fondativi" della Comunità Economica Europea, precorritrice dell'attuale Unione, prese le mosse dal periodo della ricostruzione post-bellica. L'Italia, oltre alla concreta edificazione di città intere, infrastrutture e istituzioni, si è dovuta impegnare a fondo anche per costruire la propria immagine e reputazione internazionali, compromesse dalle alleanze e dagli esiti della II Guerra mondiale. Tale impellenza storica è "fotografata" indelebilmente dal celebre discorso di Alcide De Gasperi alla Conferenza di Pace di Parigi del 1946, che si aprì come segue: "Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me: e soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa considerare come imputato ..." e si concluse, dopo ferme rimostranze sulla maniera in cui Gran Bretagna e USA stavano gestendo la questione dei confini jugoslavi e dei territori istriani, con: "... vi chiedo di dare respiro e credito alla Repubblica d'Italia: un popolo lavoratore di 47 milioni è pronto ad associare la sua opera alla vostra per creare un mondo più giusto e più umano".
Archiviate la glaciale accoglienza riservata alla delegazione italiana, giocoforza accettate le dure decisioni, nei nostri confronti, della Conferenza di Pace, l'immagine internazionale dell'Italia fu lentamente recuperata, mentre fu indubbiamente più rapida la sua decisa collocazione nella sfera d'influenza occidentale, secondo quanto gli Statu Uniti d'America speravano e indirizzavano, in primo luogo dopo aver sventato il "pericolo rosso" nelle elezioni del 1948, ed in secondo luogo (come diretta conseguenza del primo) dando inizio nello stesso anno ai maxi-aiuti e ai maxi-prestiti "condizionati" (all'acquisto di prodotti USA) del famoso "Piano Marshall" (1948-1951).
I risultati di tale "operazione credibilità" crebbero inoltre con la nostra partecipazione alla NATO, in qualità di socio fondatore firmatario del Patto Atlantico a Washington il 4.4.1949, e, sul piano interno, con il progressivo superamento dei problemi interni della diffusa povertà e delle carenze strutturali del sistema imprenditoriale, culminando successivamente nel conclamato e celebrato "miracolo economico" del quindicennio 1958-1973.
E' in questo quadro che il cammino verso i Trattati di Roma conosce i seguenti momenti fondamentali:
1) 18 aprile 1951, istituzione della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (CECA), con il Trattato di Parigi promosso dai celebri politici francesi Jean Monnet e Robert Schumann, fondata dai 6 Paesi Francia, Italia, Germania O., Belgio, Olanda e Lussemburgo;
2) 4 aprile 1955, "Memorandum del Benelux", in cui i tre ministri degli Esteri Beyen (Olanda), Spaak (Belgio) e Bech (Lussemburgo) produssero un accordo per la integrazione europea, che si aggiungeva al piano Jean Monnet sulla gestione dell'energia atomica, che prevedeva che gli stati europei si sarebbero riuniti in Italia, per avviare concretamente tali accordi.
3) 1-3 giugno 1955, Conferenza di Messina, tenuta a casa del nostro Ministro degli Esteri di allora Gaetano Martino, in cui si tentò di formalizzare il concreto impegno di tutti i sei Paesi partecipanti (gli stessi della CECA) per la integrazione europea a tutti i livelli. Tale Conferenza di Messina si risolse però in una sorta di compromesso "annacquato", in quanto il rappresentante olandese pose come condizione di avvio di istituzioni comuni la iniziale esclusione di Italia e Germania O., mentre i restanti Paesi, per raggiungere un punto negoziale comune, riuscirono a proporre solo una lettera di intenti riguardante la prossima creazione di una Comunità Economica Europea e di una Comunità Europea della Energia Atomica. La "Commissione Spaak" venne comunque incaricata dalla Conferenza di Messina di produrre un rapporto per la implementazione successiva degli accordi firmati. Il via libera alla stesura dei due Trattati avvenne durante il Congresso della CECA tenuto a Venezia il 30 maggio 1956. In tale fase, la Gran Bretagna, sempre in posizione euro-scettica e di rottura rispetto alle intese dei paesi continentali, pur invitata a firmare gli accordi, rifiutò l'adesione ed optò per la convocazione a parte dell'accordo EFTA (accordo di libero scambio, concluso poi nel 1960).

Il 25 marzo 1957 vennero quindi firmati i Trattati di Roma, istitutivi della Comunità Economica Europea e dell'Euratom (Comunità Europea dell'Energia Atomica) tra i sei Paesi fondatori Belgio, Francia, Germania O., Italia, Lussemburgo e Olanda, ancora oggi accordo di riferimento dell'Unione Europea (quantunque emendato ed evoluto verso l'attuale vigente Trattato di Lisbona). Il trattato di fondazione della CEE, in particolare, prevedeva l'abbattimento delle tariffe doganali, il varo di una politica agricola comune, la istituzione del fondo sociale europeo e della Banca Europea degli Investimenti, nonché l'impegno a ulteriori importanti forme di integrazione e cooperazione.
 b] L'EURO A UN BIVIO
ALCUNE PROPOSTE DI "TECNICI"
(riprodotte per gentile concessione del JORNAL de NEGOCIOS di Lisbona) 
Al di là della innegabile importanza storica dell'evento, giustamente alla ribalta dell'attualità nazionale ed europea, la ricorrenza è risultata utile anche per formulare idee e proposte per "uscire dal guado", ovvero per tentare di rilanciare la c.d. "Zona Euro", oggi bersagliata da critiche e fonte di disillusioni e proteste, dovute allo stato di crisi delle economie e di diffusa incertezza ed inquietudine.
Rimandando ad altri e più titolati studiosi l'analisi delle motivazioni alla base della crisi attuale, come ingegnere vorrei solo condividere alcune semplici considerazioni sul perché, così com'è, l'Unione Europea non può fermarsi ai risultati di integrazione politico-economica raggiunti (ancorché notevoli), ma deve solo puntare a progredire con coraggio, e in fretta. Infatti, così come tutti i progetti ambiziosi e complessi, il sogno di partenza di un'Europa unita e federata (l'antico sogno dell'impero romano, che in parte lo realizzò, e poi di Erasmo da Rotterdam e, nel secolo scorso, dei "padri fondatori" Jean Monnet, Spaak, Beyen, De Gasperi e Martino, solo per citare i principali uomini di governo che promossero i trattati e gli accordi di "lancio" della casa europea) deve perseguire il superamento di incertezze e traguardi parziali, non solo per mettersi alle spalle le inquietudini e le incertezze economiche di questo momento storico, ma soprattutto per rifondare il rapporto tra i cittadini europei e le istituzioni comunitarie, alla base dell'esistenza stessa della U.E..
Infatti, se da un lato i progressi seguiti nel disegno dell'Unione, nella sua capacità di legiferare e di rapportarsi con i singoli governi, sono stati davvero rilevanti, d'altro canto la preminenza dell'economia, dell'unione monetaria e della supervisione bancaria non può più costituire la dorsale dei provvedimenti e delle istituzioni europee, ma dev'essere superata a favore di vere e proprie istituzioni federate: infatti, solo per citare alcuni degli squilibri attuali, l'Unione non ha ancora realizzato una difesa comune, nè una moneta accettata da tutti, nè ancora un meccanismo di legificazione con tempi di applicazione certi e condivisi, o politiche condivise di cittadinanza e immigrazione, nè un bilancio comunitario vero e proprio, capace di attutire le differenze socio-economiche ed i diversi impatti delle crisi internazionali sui cittadini e sulle famiglie...
Ecco allora evidenziarsi, scevro da preconcetti o da posizioni politiche di parte, la carenza più grave dell'attuale Unione Europea: la centralità del controllo sull'emissione dell'Euro (adottata solo da una parte dei Paesi) e della "regolazione" dei sistemi bancari, giunta ad uno stadio sicuramente più avanzato dei restanti temi (difesa - immigrazione - welfare, che ho tentato di riassumere sopra, a mio avviso assolutamente prioritari), non è stata sinora in grado di dare risposte ai problemi dei cittadini europei. Anzi, nell'attuale temperie economica globale, ha fornito "fiato alle trombe" delle forze anti-europeiste che, con strategia populista di crescente successo elettorale, non perdono alcuna occasione per additare come causa di ogni male la c.d. "Europa dei banchieri".
Prova ne sia, anche l'esito del referendum britannico per l'uscita dalla Unione Europea ("Brexit" Yes - che riguarda sì un Paese fondamentale come il Regno Unito, ma in verità da sempre riluttante e scettico rispetto alle chances di successo dell'idea comunitaria, al cui trattato fondativo, infatti, non partecipò).
Quindi, il vero terreno di sfida per la realizzazione dell'Europa Unita è proprio il coraggio, che ebbero i padri fondatori e dovrebbe permeare anche gli attuali governi dei Paesi europei, nel dare impulso alla integrazione dei sistemi e delle leggi, nei settori sopra sintetizzati: non tanto mirando a formule bizantineggianti e artificiose, in cui vengano distinte fasce a due o tre "velocità", in base alla più o meno ridente condizione dei conti economici individuali, ma soprattutto tirando diritto verso un vero federalismo sociale, civile e istituzionale.
Al momento, però, sicuramente vanno riequilibrate le sorti delle "sofferenze economiche" rilevate dai Paesi europei, rispetto alle condizioni di crisi delle famiglie e degli istituti di credito nazionali, in cui sicuramente stridono (altro motivo delle rimostranze populiste dei partiti anti-europeisti) i bilanci sofferenti dei Paesi mediterranei, rispetto a quello tedesco e dei paesi scandinavi.

Proprio sui problemi della c.d. "Zona Euro" e sulle chance di rilancio delle economie nazionali in sofferenza, ho quindi ritenuto utile e interessante proporre le ricette di 5 economisti, pubblicate in forma di altrettante interviste dal quotidiano economico portoghese "Jornal de Negocios" di Lisbona proprio lo scorso 25 marzo 2017 (da noi tradotte e sotto riprodotte, dietro autorizzazione concessaci dallo stesso prestigioso quotidiano) in cui, pur con proposte tecniche diverse di provvedimenti finanziari e di fondi obbligazionari da creare ad hoc, tutti gli studiosi intervistati convergono nell'individuare nell'egoismo economico della Germania uno dei fattori da smussare e rimodulare, ai fini del desiderato sblocco delle economie mediterranee.
Sullo sfondo, un insieme di considerazioni sulla rigidità dei parametri di Maastricht e sulla necessità di non appiattirsi su politiche e riforme di esclusiva ispirazione ultra-liberista, già richiamata efficacemente 4 anni fa dall'economista Giancarlo Elia Valori, che chiosava così un suo intervento sulla rivista on-line "formiche.net":

"... il punto fondamentale da comprendere è che l’attuale instabilità della Unione monetaria rappresenta l’esito di un intreccio ben più profondo tra la crisi economica mondiale e una serie di squilibri in seno alla zona euro, che derivano principalmente dall’insostenibile profilo liberista del Trattato dell’Unione e dall’orientamento di una politica economica restrittiva dei Paesi membri caratterizzati da un sistematico avanzo con l’estero. Per cui è necessario istituire un sistema di fiscalità progressiva coordinato a livello europeo, che contribuisca a invertire la tendenza alla sperequazione sociale e territoriale, che ha concorso a scatenare questo stato di crisi. Serve poi uno spostamento dei carichi fiscali dal lavoro ai guadagni di capitale e alle rendite, dai redditi ai patrimoni, dai contribuenti con ritenuta alla fonte degli evasori, dalle aree povere alle aree ricche dell’Unione, nonché un ampliamento significativo del bilancio federale dell’Unione e rendere possibile l’emissione di titoli pubblici europei. Senza trascurare l’attuazione di un adeguato coordinamento della politica fiscale e della politica monetaria europea che consenta di agevolare il processo di aggiustamento e di crescita sostenibile, attraverso la creazione di posti di lavoro e la garanzia di un tenore di vita dignitoso per tutti i cittadini, nonché il riequilibrio territoriale non solo delle capacità di spesa, ma anche delle capacità produttive. Sono queste alcune delle tante iniziative che, con una classe politica creativa e produttiva, i cittadini europei potranno ricostruire la speranza in futuro di progresso e di benessere, il più ampiamente partecipato".

Di seguito, le "ricette" di dettaglio proposta dai cinque economisti intervistati dal JdN, che, puer con articolazioni e strumentazioni diverse, mi paiono rispecchiare pienamente gli obiettivi di politica economica proposte dallo stesso Valori. Auspicando, come si diceva in apertura, che il cammino dell'Unione non si fermi all'economia, ma che possa progredire con coraggio verso un federalismo effettivo.


Il paragrafo seguente è tratto dal "JORNAL DE NEGOCIOS" di Lisbona del 25/03/2017, Interviste di R.P. Jorge ed R. Santos (aut. concessa, trad. Nazareno Claudiani)

http://www.jornaldenegocios.pt/economia/europa/uniao-europeia/detalhe/cinco-economias-cinco-ideias-para-salvar-a-zona-euro

("Cinco economistas, cinco ideias para salvar a Zona Euro")


c] CINQUE ECONOMISTI,
CINQUE IDEE PER SALVARE LA ZONA EURO

"Tu sei l'Euro e sopra di te costruiremo l'Europa", sostiene il premier portoghese Antonio Costa, così come sosteneva l'ex premier ed attuale Segretario Generale ONU Antonio Guterres.
Ma non tutti la pensano alla stessa maniera, e ciò aiuta a spiegar perché il futuro dell'Euro non è all'ordine del giorno delle celebrazioni di Roma del 60° anniversario della Comunità Europea. E comunque, non mancano proposte per tentare di ovviare alle attuali evidenti lacune dell'unione monetaria.
Abbiamo invitato cinque economisti a proporre misure idonee ad attuare una benefica riforma della zona Euro, con i risultati sotto riportati.

1) Ricardo Reis, prof. in Economia presso la London School of Economics
"E' molto importante rilevare che la mia proposta è un titolo 'pan-europeo', privo di rischi, ma non è un Euro-bond"

Proposta 1: Istituire una "obbligazione europea" che non comporti rischi nè meccanismi di mutua compensazione.

L'idea nacque sei anni fa, attraversando il deserto della crisi, ma è nel momento attuale che viene approfondita e studiata intensamente nella BCE e nella Commissione Europea.
Ricardo Reis è uno degli autori della proposta e si mostra fiducioso: "le 'obbligazioni europee sicure' non implicano trasferimenti di budget tra Paesi e non richiedono alcuna revisione dei Trattati. Potrebbero inoltre esser messe in campo nell'arco di pochi mesi", afferma. Il sistema finanziario europeo necessita di obbligazioni a rischio zero, che possano prendere il posto delle obbligazioni del Tesoro nei bilanci delle banche, che così restano assai esposte allo stato di salute dei (debiti) sovrani, perpetuando la relazione diabolica tra la salute degli Stati e quella delle banche, i cui effetti negativi sono emersi durante la crisi.
La diagnosi del problema si trova nelle analisi di parecchi economisti, ma la relativa soluzione si blocca sempre di fronte alla emissione dei c.d. Eurobonds - che consiste nella emissione di titoli condivisi a livello di zona Euro, con responsabilità condivisa tra i vari Paesi - o che indirettamente consente trasferimenti di budget tra Paesi. Le "obbligazioni europee sicure" tentano di rispondere a tali due ordini di problemi, spiega Reis. L'idea è di poter disporre di una Entità europea per acquistare un insieme di debiti dei Paesi della Zona Euro, che poi sarebbero suddivisi in due tranches, una di tipo 'senior' (le "obbligazioni europee sicure") e l'altra di tipo 'junior'. "Tali obbligazioni risulteranno più sicure di qualunque altro buono obbligazionario nazionale, proprio per la diversificazione del rischio che le caratterizza; inoltre, l'essere 'pan-europee' evita che, in situazioni di crisi, si verifichino fughe di capitali dalle obbligazioni dei paesi più fragili a quelle dei più robusti", spiega l'economista, che indica quindi le differenze con gli 'Eurobonds': "in tale modello, ogni Paese continua ad emettere il proprio debito, secondo le regole di mercato, previo acquisto della parte a lei destinata da parte dell'Agenzia europea preposta. Nessun Paese pagherà quindi nulla per gli eventuali inadempimenti degli altri. L'eventuale perdita, in tal caso, sarebbe a carico degli investitori che acquistano le tranches di obbligazioni 'junior' emesse dal fondo europeo, mentre il paese inadempiente verrebbe penalizzato in termini degli interessi di mercato che dove corrispondere".

2) Guntram Wolff, Direttore del think tank europeo BRUEGEL
"Per assicurare minore penalizzazione indotta, necessitiamo di maggior integrazione finanziaria"

Proposta 2: creare una regola credibile per impedire la ripartizione dei debiti.

Guntram Wolff dirige uno dei più influenti 'think tanks' europei, e, tra il desiderabile ed il possibile per salvare la Zona Euro, propone uno sforzo per rendere credibile la vecchia clausola del Trattato UE che impedisce che uno Stato membro assuma il debito di un altro, anche nota come 'clausola di NON bail-out'.
Quindi, la zona Euro dovrà garantire, in primo luogo, una maggior integrazione e stabilità finanziaria, nonché una miglior supervisione delle banche. Un piccolo strumento europeo di supporto sociale da attivare con le avvisaglie di grandi crisi, insieme a meccanismi di ristrutturazione del debito, potranno essere inoltre di grande aiuto, spiega l'economista tedesco.
La 'clausola di NON bail-out' (Art.125 del Trattato di Lisbona) esiste per assicurare che nessuno Stato membro possa esser responsabile per le condizioni di bilancio degli altri, con lo scopo di preservare la sovranità di bilancio e render manifesta, agli investitori, la necessità di differenziare tra livelli di rischio di ciascun singolo Paese.
"Possiamo aspirare a soluzioni con maggior integrazione di bilancio e condivisione del rischio, all'interno della Zona Euro, ma è a mio parere uno scenario di difficile attuazione" nell'attuale contesto politico europeo. L'alternativa passa per "rendere più credibile la 'clausola del NON bail-out', anche alla luce di quanto abbiamo imparato dalla crisi, il che sarà possibile se possiamo effettivamente ridurre il rischio dei salvataggi, nel futuro, collocando il 'focus' sul sistema bancario.
Può apparire un controsenso, ma per assicurare minor integrazione dei bilanci a livello europeo abbiamo necessità di una maggiore integrazione bancaria e finanziaria", sostiene, richiamando l'urgenza di sviluppare strumenti che garantiscano una miglior stabilità finanziaria. Tra essi, si sta completando l'approfondimento dell'unione bancaria, con la creazione di un'assicurazione comune dei depositi ed una migliore e più efficace supervisione del sistema bancario da parte della BCE.
"Affinché la 'clausola di NON bail-out' risulti credibile, necessitiamo di interrompere la connessione diabolica tra Stati e banche", chiosa, aggiungendo che sarebbe probabilmente utile disporre di un qualche tipo di piccolo fondo europeo di sostegno sociale (il che sarà arduo), nonché di regole più chiare di ristrutturazione del debito per i casi in cui il salvataggio si riveli inevitabile.


3) Nazaré Cabral, Prof. Facoltà di Diritto di Lisbona
"Potrebbe essere introdotto un fondo di stabilizzazione nelle regole del Patto di Stabilità."
Proposta 3: creare un fondo di stabilizzazione dell'economia.

Nazaré Costa Cabral propone la creazione di un fondo di stabilizzazione che consenta di moderare gli shock finanziari a livello di unione monetaria, alleviare le divergenze periodiche tra gli Stati membri e conferire al Patto di Stabilità e Crescita una dimensione incentivante, rispetto ai Paesi adempienti, piuttosto che sanzionatoria (come oggetto di numerose discussioni, anche in Portogallo).
Un fondo di tale natura si avvicina ad un concetto di bilancio federale, ormai possibile nella Zona Euro, sostiene. "L'idea è un simulacro di bilancio federale in embrione, che preveda ingressi e uscite, con l'obiettivo di attutire sia possibili shock asimmetrici tra Paesi, sia gli shock simmetrici", spiega.
L'economista e giurista, che negli ultimi mesi ha studiato ed analizzato varie proposte di meccanismi di assorbimento degli shock finanziari per la Zona Euro, si esprime a favore del finanziamento attraverso la creazione di un'imposta specifica a livello UE: "Sarebbe più facile per creare un fondo specifico, invece di utilizzare imposte esistenti in ciascun paese, poiché le regole per la determinazione delle imposte variano notevolmente tra gli Stati membri", afferma, spiegando che i paesi in recessione non contribuirebbero (o contribuirebbero di meno) a tale fondo; mentre quelli in fase di crescita contribuirebbero di più.
Per quanto riguarda l'utilizzo delle risorse economiche così accantonate, Nazaré Costa Cabral non prende posizione: "o il fondo trasferirà direttamente risorse ai bilanci dei Paesi in difficoltà, o compenserà direttamente i relativi lavoratori ed imprese attraverso la riduzione dei contributi obbligatori di previdenza sociale".
A lungo termine, tale tipo di fondi non implica necessariamente trasferimenti di bilancio tra Stati membri. Ma Cabral ha un ulteriore argomento per convincere gli scettici: sarebbe possibile (e auspicabile) collegare il fondo al PSEC (Patto di Stabilità e Crescita) per esempio facendo dipendere l'entità dei trasferimenti dall'adempimento delle regole di bilancio: "il PSEC è un meccanismo di limitazione del rischio morale ed è asimmetrico: si preoccupa degli inadempienti, ma non premia né incentiva quelli che lo centrano e lo superano. L'associazione dei risultati positivi alla erogazione di tale fondo consentirebbe di introdurre tale dimensione premiale".






4) Francesco Franco, Prof. in Economia presso la "Universide Nova" di Lisbona, proveniente dalla Univ. Bocconi di Milano
"La zona Euro ha la necessità di nuovi meccanismi di regolazione simultanea degli equilibri sia interni sia esterni."

Proposta 4: rendere l'IVA e le tasse previdenziali strumenti di riequilibrio della U.E.

La Zona Euro necessita indubbiamente di strumenti di riequilibrio interno per i paesi indeboliti dalla crisi - come un sussidio europeo di disoccupazione o qualche fondo di stabilizzazione ciclica - ma parimenti necessita di strumenti istituzionali che promuovano l'equilibrio esterno delle varie economie. La proposta di Francesco Franco per riformare l'unione monetaria è che si tenti di realizzare entrambi gli strumenti contemporaneamente: "la Zona Euro ha certamente bisogno di meccanismi che permettano il risanamento simultaneo a livello sia interno sia esterno", dice, spiegando come collocherebbe una tassa sul consumo e sul lavoro, a servizio dei riequilibri interni della Zona Euro.
Un sistema europeo di gestione della disoccupazione potrà rivelarsi di supporto alla situazione interna, ma non aiuta la regolazione esterna, potendola finanche arrecarle pregiudizio, spiega. E che nell'Unione monetaria un aggiustamento relativo dei prezzi, che è condizione necessaria per permettere la regolazione esterna, esige l'emigrazione e l'aggiustamento dei salari. Ora, il sussidio di disoccupazione, che può esser auspicabile sul piano sociale e interno, è parimenti di ostacolo alla regolazione sul fronte esterno.
Per tentare di risolvere questa contrapposizione di politiche possibili, l'economista propone "un fondo di stabilizzazione, che può essere un sistema di sussidi di disoccupazione, finanziato da un 'mix' di entrate IVA e dei contributi di sicurezza sociale", favorendo così il riequilibrio esterno.
Chi ha seguito il dibattito degli ultimi anni in Portogallo sulle detrazioni fiscali, ha sicuramente familiarità con parte del ragionamento: gli aumenti dell'IVA penalizzano le importazioni, mentre le riduzioni delle imposte favoriscono l'export.
L'economista sostiene che il meccanismo debba funzionare su scala europea: quindi, "un paese con un disavanzo esterno finanzierà il fondo del Fondo di stabilizzazione abbassando la quota di 'Tassa Sociale Unica' e aumentando l'aliquota IVA. Simmetricamente, il paese dotato di surplus esterno lo finanzierà aumentando la 'Tassa Sociale Unica' e abbassando l'IVA", spiega, proponendo di iniziare con un molto piccolo e leggero, che possa essere testato e validato, e poi aumentato se tutto procederà per il meglio.


5] Ricardo Cabral, Prof. in Macroeconomia presso la Università di Madeira, Portogallo
"Il problema più grave della zona euro è una carenza cronica di domanda aggregata risultante dalle norme del Patto di Stabilità e Crescita."

Proposta 5: imporre una tassa sulle eccedenze di surplus esterno.

Il problema principale della unione monetaria è una carenza cronica di domanda aggregata, derivante dalle regole del Patto di stabilità e crescita, che dev'essere compensata con un meccanismo di trasferimenti finanziari reciproci dei paesi con surplus, sostiene Ricardo Cabral.
Per risollevare l'Europa dalla spirale depressiva, Cabral propone l'applicazione di una tassa straordinaria a carico dei Paesi con un eccesso di surplus esterno. "Chi presenti un eccesso ingente di bilancio corrente dovrà sottoporsi ad una multa, che servirebbe ad incentivare la domanda aggregata nei Paesi con livelli elevati di disoccupazione", dichiara.
L'economista propone che 1/4 del surplus esterno eccedente il 3% del PIL sia trasferito al bilancio della UE e distribuito ai Paesi ad elevata disoccupazione ed alto indebitamento. Basandoci sui dai del 2016, una misura di questo tipo ridurrebbe il surplus tedesco annuale da circa il 9% del PIL a ca. il 7.5% del PIL, ma farebbe aumentare il bilancio UE del 27%, passando da quasi l'1% del PIL dell'area Euro all'1,27%. Inoltre, aggiunge, "creerebbe un incentivo per la Germania a promuovere attivamente misure di stimolo della domanda interna al fine di ridurre il suo surplus", come le è stato più volte raccomandato dalla Commissione europea.
Critico verso il modo in cui la Zona Euro insiste a considerare tabù alcuni argomenti - da quello del ruolo di prestatore di ultima istanza che la BCE deve assumere, alla totale avversione a trasferimenti diretti di bilancio - Cabral insiste che è indispensabile riconoscere i pregiudizi impliciti nelle regole europee in vigore. "Imponendo a tutti il pareggio di bilancio, le regole richiedono a tutti i Paesi anche conti in equilibrio con l'estero. Questo finisce per generare forze deflazionistiche in termini aggregati che pregiudicano l'occupazione e la riduzione del debito dei paesi più deboli, contemporaneamente promuovendo un surplus esterno della zona euro superiore al 3% del PIL", critica.











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domenica 5 marzo 2017

UNA PROPOSTA DI (RESTAURO) E GESTIONE DEL TEATRO VERDI DI TERNI

PUBBLICO DI SEGUITO, AD USO DI TUTTI, LA TESI DI MASTER DI II LIV. IN INGEGNERIA PER LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI (UNIV. DI ROMA 2 TOR VERGATA), FRUTTO DI UN LAVORO DEL 2014 E INCENTRATA SU: "Restauro funzionale del teatro Giuseppe Verdi di Terni:
proposta di Piano di gestione per un Partenariato Pubblico-Privato"


(APRI FILE PDF)

lunedì 21 luglio 2014



PROMEMORIA OPERATIVO:

SUGGERIMENTI PER UN’AGENDA DELLO SVILUPPO ECONOMICO DELLA CITTÀ DI TERNI

Idee ed azioni per un piano di rinascita “con” e “nonostante” la crisi della siderurgia

TERNI, 21 LUGLIO 2014

 In questi giorni, proseguono giuste e legittime prese di posizione, manifestazioni, trattative sindacali e governative, rispetto agli annunci di riduzioni produttive e di manodopera da parte dei proprietari attuali degli storici stabilimenti siderurgici di Terni, la multinazionale tedesca Thyssen-Krupp.
Anche per questo, è sempre più pressante ed indispensabile passare alla fase operativa delle azioni finalizzate al rinnovamento economico della città, non necessariamente alternative alla temuta “de-industrializzazione”, sicuramente indispensabili alla ripartenza del tessuto economico ed occupazionale.
Per tracciare quindi, a mo’ di promemoria, le azioni necessarie e propedeutiche alla rinascita da tutti desiderata, verranno prese ad emblema, per analogia del tessuto economico e della storia economica, tre città post-industriali degli Stati Uniti,  oltre ad un caso, più che riuscito, di Parco Tecnologico regionale nella “vecchia” Europa. Tali città, oggi, dopo aver attraversato per intero la profonda contrazione delle produzioni siderurgiche, possono esibire come vanto la capacità, dimostrata negli ultimi 30-40 anni, di riattivare i circuiti economici mediante scelte coraggiose e profonde di differenziazione[1] rispetto ai settori industriali “classici” (siderurgica ed automobilistica, nello specifico):
1)      Birmingham, Alabama;
2)    Wilmington, Delaware;
3)     Pittsburgh, Pennsylvania;
4)    Parco Tecnologico di Sophia Antipolis, Francia.

Tali realtà presentano caratteristiche generali assai interessanti per la nostra città, soprattutto per l’analogo “punto di partenza”[2], predominato dall’industria pesante[3]: vengono quindi presentate sinteticamente, in quanto ritenute degne di approfondimento e studio, proprio per la progettazione di un “nostro” modello di sviluppo, non più dipendente dalla sola siderurgia ma formato da un panorama industriale e di servizi differenziato, corale e fertile.



1.      BIRMINGHAM, ALABAMA:
L’ACCIAIO RIMANE, ACCANTO A RICERCA E SVILUPPO NEL SETTORE DELLE BIO-TECNOLOGIE
La città di Birmingham, nata dall’accorpamento di diverse comunità rurali a seguito della esplosione industriale e della diffusione dei trasporti ferroviari all’indomani della guerra civile americana, deve la sua notorietà alle lotte civili per l’uguaglianza dei neri americani condotte durante gli anni ’50 e ’60 e alla leadership non-violenta assunta da Martin Luther King, nel 1963, che proprio a Birmingham fu imprigionato e scrisse alcuni dei saggi più significativi contro la segregazione razziale.

 “From Birmingham's early days onward, the steel industry has always played a crucial role in the local economy. Though the steel industry no longer has the same prominence it once held in Birmingham, steel production and processing continue to play a key role in the economy”.

Pur diminuito d’importanza, l’acciaio ha da sempre caratterizzato, come attività centrale, l’economia di questa città. In effetti, fin dalle prime avvisaglie di riduzione dei volumi produttivi e di spostamento dei baricentri industriali verso l’Asia, le dinamiche demografiche di Birmingham hanno osservato una sensibile diminuzione, di circa il 30%, dai ca. 300.000 abitanti del 1970 ai ca. 210.000 di oggi.
Purtuttavia, se oggi la città può guardare senza rammarichi e preoccupazione a tale contrazione di popolazione, lo deve senz’altro:
1)      alla decisa spinta verso le bio-tecnologie, alimentate dalla locale Università e dall’associato Ospedale (ricerca che diventa impresa, con una continua gemmazione ed un’osmotica interrelazione tra dottorati di ricerca, sperimentazione e implementazione industriale);
2)    ad un sapiente Piano regolatore, caratterizzato dal decongestionamento abitativo dalla “downtown” verso i centri-satellite adiacenti;
3)     al Piano dei trasporti locali, realizzato attraverso la massiva capacità d’investimento nella mobilità sostenibile;
4)    ad un sapiente mix di “welfare”, politiche salariali e ambienti lavorativi sostenibili, che consentono a Birmingham di ospitare anche importanti industrie di imbottigliamento, di produzioni di materiali di edilizia, oltreché un complesso di servizi e terziario di assoluto riferimento: assicurazioni, compagnie telefoniche, studi di ingegneria;
5)     la valorizzazione delle iniziative di solidarietà e volontariato, fonte di occupazione oltre che di coesione sociale.

Come risultato di tale scelte decise e coraggiose, accanto alle industrie siderurgiche:
1)      ACIPCO (sede principale)
2)    Mc Wane (sede principale)
3)     CMC Steel (sito produttivo)
4)    US Steel (sito produttivo)
5)     Nucor (sito produttivo),

vengono annoverate unità produttive di nomi di rilievo, suddivisi per settori, quali:
1.      “Food & beverage”: Coca Cola, Pepsi Cola, Buffalo Rock
2.     Edilizia, Ingegneria e Costruzioni: Vulcan Materials, B&K, B&G, BL Harbert International;
3.     Banche: R.F.C. (sede principale, 8° gruppo bancario degli Stati Uniti), BBVA Compass (sede principale), Wells Fargo, Cadence Bank;
4.     Assicurazioni: Protective Life, I.P.&C., Pro Assurance, Liberty Nationa (tutte con quartier generale nella città);
5.     Telecomunicazioni. AT & T.

Inoltre, il settore cultura e turismo appare in ottima salute, con importanti teatri, musei, manifestazioni jazz, corpi di danza e di recitazione, l’Orchestra Sinfonica dell’Alabama, festival musicali e cinematografici di ampia risonanza, sport.
Da un punto di vista occupazionale, i dati ufficiali riportano che le biotecnologie e la ricerca annoverano oggi quasi 19.000 occupati, mentre quasi 5.000 impiegati sono relativi al settore assicurativo e finanziario:
“In the 1970s and 1980s, Birmingham's economy was transformed by investments in bio-technology and medical research at the University of Alabama at Birmingham (UAB) and its adjacent hospital. The UAB Hospital is a Level I trauma center providing health care and breakthrough medical research. UAB is now the area's largest employer and the second largest in Alabama with a workforce of about 18,750 as of 2011. Health care services providers HealthSouth, Surgical Care Affiliates and Diagnostic Health Corporation are also headquartered in the city. Caremark Rx was also founded in the city”.





2.     WILMINGTON, DELAWARE:
LA REAZIONE ALLA DISMISSIONE DI GENERAL MOTORS E ALLA RIDUZIONE PRODUTTIVA SIDERURGICA, IL PATTO “D’ACCIAIO” CON LA CHIMICA

 La città di Wilmington, fondata da coloni svedesi a metà ‘600, crebbe sino agli anni ’60 a ritmi vertiginosi, con lo sviluppo di tutti gli Stati Uniti, come centro industriale caratterizzato da manodopera a basso costo, prevalentemente afroamericani. Fu sede di profondi disordini all’indomani dell’assassinio di Martin Luther King nel 1968 e conobbe la più lunga occupazione militare della storia americana, da parte della Guardia Nazionale e su richiesta del Sindaco di allora, per ca. dieci mesi.
Fin dal 1868 Wilmington sviluppò un proprio impianto siderurgico, in risposta alla crescente domanda di acciaio da parte dei cantieri navali nazionali, giungendo a diventare il sito di riferimento, con volumi produttivi superiori alla somma dei restanti siti degli Stati Uniti. Tali industrie crebbero di dimensioni in occasione delle due guerre mondiali, che comportarono anche lo sviluppo di ulteriori settori merceologici per conto delle forze armate, come macchinari per l’industria e semilavorati di gomma e di pelle, mentre dopo il 1945 si è assistito ad una progressiva riduzione dei volumi produttivi e, conseguentemente, della forza-lavoro nella siderurgia.
Contemporaneamente alla successiva affermazione dell’industria dell’acciaio e auto-moto, il volano della domanda degli eventi bellici consentì il consolidamento in città della multinazionale della chimica Dupont de Nemours & Co,, presente sin da inizio ‘800 con la produzione di dinamite e proiettili e, dal 1920, protagonista dello sviluppo di settori produttivi civili di assoluta innovazione, nei settori dei polimeri, dei farmaci, del kevlar e dei materiali spaziali per l’industria aeronautica. Proprio la Dupont ha costituito il collante principale dell’economia della città, promuovendo una serie di attività culturali, di iniziative di welfare e di servizi collaterali assolutamente benefici dal punto di vista occupazionale e della qualità urbana.
Proprio grazie a uno dei Dupont, con il governatore Pierre de Dupont IV nel 1981, vennero create le condizioni per incubare importanti imprese di servizi finanziari, mediante agevolazioni locali e incentivi per gli operatori bancari: ciò consentì di insediare a Wilmington un numero importante di banche, società di carte di credito, studi legali e assicurazioni, come: Bank of America, Chase Card Services, Barclays, HSBC USA, ING Direct USA, Wilmington Trust, ALICO, Blue Cross, PNC, Citizens Bank, Wilmington Savings Fund Society, Artisans’ Bank.
Lo stesso governatore creò le basi per una Corte di Giustizia annoverata tra le più dinamiche e rapide degli Stati Uniti, al punto tale che numerose liti tra industrie vengono direttamente e volontariamente svolte a Wilmington, con ricadute benefiche per il settore della consulenza legale ed industriale.
Per tali motivi, quando nel 2009 la General Motors annunciò la chiusura di un grande stabilimento da anni insediato a Wilmington, l’economia locale, pur shockata da tale dismissione, ha potuto gradualmente assorbire la temporanea disoccupazione degli impiegati GM. Infatti, la vitalità dei settori sopra citati, il sistema di ammortizzatori sociali (sia pur frutto di negoziati temporanei e di breve durata), nonché una vitalità culturale molto effervescente (festival etnici, di cui il più importante è quello italiano, festival musicali, musei ed eventi sportivi), hanno consentito un percorso meno doloroso per quei lavoratori e quelle famiglie.
L’andamento demografico dimostra un calo di ca. il 10% degli abitanti dal 1970 ad oggi, essendo passati da 80.300 unità a ca. 72.000.
Il Piano Regolatore e quello dei trasporti sono comunque stati ispirati dalla maggior sostenibilità e vivibilità cittadina, con il graduale potenziamento dell’offerta di mobilità pubblica e una distribuzione edilizia a raggiera nelle zone circonvicine.
Di seguito l’elenco delle imprese che annoverano più di 1.000 dipendenti:
      1) State of Delaware (P.A.):                                                 13,980
      2) Christiana Care Health System (sanità privata):     10,800
      3) Bank of America (banche):                                             10,000
      4) DuPont (chimica):                                                              8,100
      5) AstraZeneca (farmaceutica):                                            4,800
      6) University of Delaware:                                                    4,004
      7) Alfred I. duPont Hospital Children (sanità privata)              3,200
      8) Christina School District (istruzione):                            2,300
      9) Wilmington Trust (servizi finanziari):                                       2,284
     10) Red Clay Consolidated School District           :                         1,750
     11) Walgreens (farmaceutica):                                                1,700
     12) Brandywine School District (istruzione):                     1,482
     13) Colonial School District (istruzione):                             1,271
     14) Capital One (servizi finanziari):                                                  1,122
     15) PNC Financial Services                                                      1,100

Accanto a tale rapporto “illuminato” della città con il gigante della chimica, si annovera anche una tradizione di volontariato e animazione sociale che, oltre al concreto aiuto solidale alle fasce deboli della popolazione (sempre con approccio “aiuta ad imparare”, specie nei settori del credito e della ricerca di alloggio), è di per sè fonte di occupazione e di coesione.





3.     PITTSBURGH, PENNSYLVANIA: DAL COLLASSO DELL’ACCIAIO E DELL’ELETTRONICA ALL’INGEGNERIA ROBOTICA AVANZATA

 La zona dell’odierna Pittsburgh ebbe i primi insediamenti di coloni europei alla fine del ‘600, allorchè inglesi e francesi si fronteggiarono con due fortificazioni poco distanti, nel tentativo di affermare ciascuna il predominio della propria casa reale in territori vergini e incontaminati, da poco esplorati. Nel 1763, sotto la guida di Lord Amherst, gli inglesi furono protagonisti dei primi stermini con “guerra biologica” ai danni delle tribù native dei Pontiac, inoculando deliberatamente il vaiolo alle popolazioni indiane e provocando una strage stimata tra 500.000 e 1.500.000 morti (fonte Wikipedia USA).
L’industria siderurgica fu sviluppata come principale attività, che attirò in 150 anni di storia migliaia di immigrati sia ispanici e italiani, sia neri, e le valse la definizione di “inferno scoperchiato” per le numerose ciminiere e l’aria irrespirabile, almeno sino agli anni ’70.
Oggi, oltre ad esser nota come “città dell’acciaio”, a causa della presenza di più di 300 imprese collegate alla siderurgia, è anche la “città dei ponti”, per ospitarne 446.
Nella sua storia, l’apice della produzione siderurgica venne raggiunto in concomitanza dello sforzo bellico della II guerra mondiale, con un incremento vertiginoso della manodopera utilizzata e, non trascurabile, dell’inquinamento ambientale, che raggiunse livelli record.

“Following the war, the city launched a clean air and civic revitalization project known as the "Renaissance". This much-acclaimed effort was followed by the "Renaissance II" project in 1977 and focusing on cultural and neighborhood development. The industrial base continued to expand through the 1970s, but beginning in the early 1980s both the area's steel and electronics industries imploded, with massive layoffs from mill and plant closures”.

Ecco, proprio il concetto di “Rinascimento” appare il modello da perseguire per una reale “exit-strategy” dal vicolo cieco in cui sembra piombata, anche la città di Terni, a causa della contrazione della produzione dell’acciaio.

“Pittsburgh has adapted since the collapse of its century long steel and electronics industries. The region has shifted to high technology, robotics, health care, nuclear engineering, tourism, biomedical technology, finance, education and services. Total annual payroll of the region's technology industries, when taken in aggregate, exceeded $10.8 billion in 2007, and in 2010 there were 1,600 technology companies. Reflecting the citywide shift from industry to technology, former factories have been directly renovated into modern office space”.

La (ex-) città siderugica, dunque, a dispetto della diminuzione dei volumi di acciaio e della conseguente contrazione demografica, invero superiore al 40% in 40 anni (essendo passato da ca. 520.000 abitanti nel 1970 ai ca. 310.000 di oggi), ha gradualmente sviluppato un tessuto economico ricchissimo, in virtù della forte differenziazione e della sinergia tra settori merceologici diversi. Tra essi troviamo: la produzione di alluminio, di vetro, l’industria delle costruzioni, del petrolio, alimentare, cinematografica, sportiva, dei macchinari, dei trasporti, dell’elettronica di consumo e della ICT. Cospicui investimenti sono stati eseguiti nel settore dei “green buildings” – edilizia sostenibile, non solo a scopo abitativo ma con esempi di riferimento di edifici pubblici e auditorium. Notevoli anche gli interventi di riqualificazione e trasformazione urbana riguardanti le aree industriali dismesse.
La sicurezza degli ambienti lavorativi, la sicurezza e la qualità urbana, la  progressiva vitalità culturale ne fanno oggi una delle città più ospitali degli Stati Uniti, anche per la capacità di mediazione culturale e di dialogo tra gruppi etnici diversi ed in continua mobilità. Uno dei più grandi investimenti della città è stato inoltre il locale ospedale, considerato uno dei più avanzati della regione in parecchi settori e il più grande datore di lavoro di Pittsburgh, con ca. 48.000 dipendenti (mentre l’insieme di cliniche e ospedali della città assomma 116.000 posti di lavoro). A poca distanza, e sempre di rilevante qualità, l’Università locale, con 10.800 occupati. Grande sviluppo ha inoltre conosciuto il settore no-profit, che conta 10.000 occupati equivalenti ed un fatturato complessivo superiore a 240 M. Euro.
Tale insieme di scelte coraggiose e decise ha consentito a Pittsburgh di fronteggiare con discreto successo anche le crisi finanziarie di inizio millennio, come pure di dispiegare un deciso miglioramento delle condizioni ambientali e dell’inquinamento di aria e fiumi. L’investimento annuo del Comune nella c.d. “foresta urbana”, considerata anch’essa funzionale alle finalità di ossigenazione e qualità dell’aria, ammonta a più di 600.000 Euro.






4.     IL PARCO TECNOLOGICO DI SOPHIA ANTIPOLIS:
L’ATTRATTIVA DELLA “VECCHIA” EUROPA E LA CAPACITÀ DI GESTIONE DELLA RETE DI IMPRESE.

 Frutto di scelte amministrative concrete, che spaziano dalle agevolazioni fiscali, ad un impatto ambientale sostenibile e alla facilità dei trasporti, il Parco Scientifico Tecnologico di Sophia Antipolis è collocato in un ambiente eccezionale (due terzi del parco sono destinati ad area verde), corrispondente ai comuni dei villaggi provenzali di Biot, Valbonne, Mougins e Vallauris, al centro di un quadrilatero costituito dalle città costiere di Cannes (15 km), Antibes (8 km), Nizza (22 km) e Grasse (16 km). Con più di 30.000 occupati, composti da un puzzle di nazionalità diverse, il Parco viene considerato il luogo più internazionale di tutta la Francia. Ed  è per questo motivo  che  l’Università di Nizza Sophia Antipolis (UNSA) e altri importanti istituti  di management, amministrazione e comunicazione  come, rispettivamente, il THESEUS, il CERAM,  l’EURECOM  o di standardizzazione, come l’ETSI, l’hanno scelto come sede privilegiata delle proprie strutture.
Nell’area non adibita  a parco naturale si concentrano imprese, incubatori, laboratori di ricerca, istituti scolastici e foresteria. L’area attualmente occupata è di 2300 ha, con una previsione di futuro ampliamento fino a 5500 ha. Attualmente si trovano al suo interno oltre 1.000 imprese, di cui più di 100 multinazionali che, da sole, offrono il 25% dei posti di lavoro complessivi. Principali poli di attività e ricerca sono l’ICT (40%), la medicina (10%) e le scienze della terra (1%), mentre l’insegnamento superiore e la ricerca rappresentano l’11% dell’attività complessiva del luogo.
Sophia Antipolis rappresenta prima di tutto un luogo di raccordo fra il mondo dell’economia, della ricerca e l’Università. Sophia Antipolis accoglie ogni anni migliaia di giovani studenti, stagiaires e neo-diplomati, attirati dall’ampio ventaglio di possibilità offerte da scuole, imprese  ed organizzazioni varie. Ad affascinare i giovani è anche l’atmosfera cosmopolita che si respira nella “cittadella”, accompagnata dalla possibilità di svolgere attività stimolanti e di eccellenza, di arricchire il proprio bagaglio culturale e di godere della bellezza dei luoghi naturali.
Un ruolo chiave, nella gestione della rete di imprese e nel soddisfacimento delle molteplici esigenze logistiche e di servizi, è la Fondazione Sophia Antipolis, costituita da Enti locali e governativi ma anche dalle principali imprese private. Essa svolge importanti compiti di osmosi e rapporti istituzionali, tali da garantire la persistenza delle condizioni favorevoli allo sviluppo delle attività imprenditoriali e della ricerca.





QUALI LEZIONI PER TERNI ?

I casi sopra sintetizzati, ritenuti di riferimento per un progetto di “rinascita” economica e per l’invenzione di una nuova città accogliente e vivibile, sembrano tutti suggerire le seguenti linee-guida, ovvero scelte virtuose da perseguire con concretezza e capacità di orientamento (tutte di pari importanza e priorità).

A)    DIFFERENZIAZIONE (SENZA RINUNCIARE ALLA SIDERURGIA)
Posta la rilevanza delle installazioni siderurgiche, la vita economica locale deve necessariamente creare le condizioni per un’attrattiva elevata rispetto ad altri settori ed opportunità: le biotecnologie, la ricerca e la sperimentazione nella sanità, i servizi finanziari, l’Information & Communication Technology, la cultura ed il turismo. Per far ciò, occorre “copiare e migliorare” le metodologie e le politiche adottate nei 4 esempi riportati:
-         abbattimento della tassazione delle imprese che scelgono di investire in città;
-         semplificazione e flessibilità del rapporto tra imprese e istituzioni;
-         patto ferreo con gli imprenditori che assumono.


B)    RAFFORZAMENTO DELLA QUALITA’ URBANA
-         ambiente sostenibile;
-         “funzionalizzazione della città” al benessere dei lavoratori e delle imprese;
-         mobilità dinamica e sostenibile;
-         valorizzazione del settore no-profit e delle iniziative di coesione sociale.


C)    CENTRALITA’ DEL RUOLO DELL’ISTRUZIONE
-         potenziamento del rapporto tra il tessuto economico della città e l’Università, anche nella progettazione dei percorsi didattici, dei dottorati di ricerca e delle linee di sviluppo dei prototipi.
-         Progettazione della istruzione universitaria e superiore, della ricerca accademica e dei relativi spin-off, coesa e coerente con le scelte economiche della città.


D)   GOVERNO DELLA CITTA’ AMICO DI LAVORATORI E IMPRESE
-         capacità di “manutenzione” istituzionale dell’ambiente “amichevole” per le imprese e per i lavoratori (de-politicizzazione delle agenzie di investimento, razionalizzazione della gestione della città, ruolo di fondazioni ed agenzie regionali nel rapporto con il credito bancario).
-         Amministrazione cittadina quale fulcro di attrattiva delle iniziative imprenditoriali e della vivibilità dei cittadini.




QUALI AZIONI PER COMINCIARE ?

Le seguenti azioni, simultanee e tempestive per quanto possibile, dovranno riguardare i primi “100 giorni” di progettazione del desiderato “Rinascimento”.

I. Studio dei casi “virtuosi”
-         Task force incaricata di visitare materialmente i luoghi oggetto dei “rinascimenti” post-siderurgici (i 4 di questo promemoria e/o altri considerati a noi simili), i quali, dopo una missione di non più di 30 gg., previa organizzazione degli appositi incontri, per giungere a contatto diretto con amministratori, imprenditori, docenti, lavoratori, cittadini e studenti nelle città considerate. La task force individuata deve produrre un vero e proprio Piano di Rilancio, formato dall’insieme di provvedimenti prioritari e linee-guida strategiche per la città di Terni.


II. Un’Agenzia per lo sviluppo locale de-politicizzata
-         Progettazione, con la partecipazione della Regione e del Governo, della “Fondazione Terni-technopolis”, intesa come l’agenzia del rilancio economico della città, de-politicizzata e formata dal contributo dei tecnici, degli imprenditori e degli istituti bancari che, via via, riterranno di impegnarsi per la programmazione e la manutenzione di una città “accogliente e vitale”.


III. Un Comune “facilitatore”
-         Integrazione dei Piani Regolatore e dei Trasporti, che sia reso funzionale alla mobilità sostenibile di lavoratori ed imprenditori, individuando eventuali opportunità di trasformazione urbana per ospitare centri di ricerca e di studio nei settori ritenuti prioritari.


IV. Il piano per il “Rinascimento” post- e meta-siderurgico
-         Deployment dell’apposito Business Plan degli investimenti pubblici e quantificazione delle risorse private da ricercare.
-         Progettazione di un brand e di azioni di marketing e di promozione permanente della città di Terni.



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[1] A dimostrazione del celeberrimo adagio del nostro Giovambattista Vico, “Sembravano traversie ed eran in fatti opportunità”.
[2] Le citazioni in corsivo sono tratte da Wikipedia in lingua inglese, tra il 20 ed il 21 luglio 2014.
[3] Ciò non vale per Sophia Antipolis, anche se analoga era la “mono-cultura” di partenza della zona, basata sul paradigma turismo-agricoltura.